Johann August Eberhard (1739-1809)
Cenni biografico-intellettuali, elenco degli scritti principali e delle edizioni italiane, bibliografia essenziale e risorse online.

Per due secoli il nome di Johann August Eberhard è rimasto legato a quello di Kant. Ridotto a wolffiano militante e dogmatico avversario del criticismo, è stato ricordato quasi soltanto perché fu l’unico contemporaneo al quale Kant dedicò una confutazione diretta, la Gegenschrift del 1790 (Über eine Entdeckung, nach der alle neue Kritik der reinen Vernunft durch eine ältere entbehrlich gemacht werden soll). Ma la controversia sulla Vernunftkritik, che pure è senz’altro un capitolo centrale della vicenda biografico-intellettuale di Eberhard, non ne è la misura. Il suo confronto con il filosofo di Königsberg peraltro non nasce con le riviste — Philosophisches Magazin e Archiv — che egli diresse dalla fine degli anni Ottanta; come chiarivo nel mio scritto del 2012 Eberhards frühe Auseinandersetzung mit Kant um die Auffassung von Raum-Zeit (in Ein Antipode Kants? Johann August Eberhard im Spannungsfeld von spätaufklärerischer Philosophie und Theologie, a cura di H.-J. Kertscher e E. Stöckmann, Berlin-Boston 2012, pp. 43-59), esso risale ai primi anni Settanta e ha un respiro ben più ampio di quanto la vulgata lasci intendere.

Dietro l’etichetta si cela dunque un intellettuale versatile, la cui opera attraversa la filosofia della religione, l’estetica, la teoria del linguaggio, la pedagogia e la filosofia politica. Teologo di formazione e segnatamente neologo, Eberhard fa della religione il primo banco di prova della ragione illuministica. Con la Neue Apologie des Sokrates (1772), «l’opera coraggiosa di un teologo illuminista», rivendica la salvezza dei virtuosi pagani — la questione sollevata dal Bélisaire di Marmontel — e denuncia il «pervertimento» che il sistema del peccato originale, della grazia e della predestinazione ha esercitato sullo spirito del cristianesimo, con Agostino tra i principali bersagli. Sulla scia di Semler e di Töllner conduce una «eticizzazione» della dogmatica: la sorte dell’uomo dipende dalla sua condotta morale, non da un decreto arbitrario, e la felicità è legata alla virtù, non a una salvezza soprannaturale che ne divori lo spazio. Il filo che percorre l’intera opera religiosa — dalla Neue Apologie alla Propedeutica alla teologia naturale (1781), fino al tardo Geist des Urchristenthums (1807-08) — è la dialettica tra superstizione e ateismo, i due errori speculari che nascono entrambi da una «erronea conoscenza» di Dio e che solo l’uso della ragione può neutralizzare: senza l’utilizzo della ragione, egli scrive, la religione non può essere perfezionata.

Parallela, e non meno continua, è la sua riflessione estetica. Con l’Allgemeine Theorie des Denkens und Empfindens (1776), la Preisschrift premiata dalla Reale Accademia Prussiana, Eberhard prosegue il cammino aperto da Alexander Baumgarten e riconosce alla sensazione (Empfindung) un ruolo costitutivo nella facoltà conoscitiva, saldando in chiave estetica motivi leibniziani e lockiani; è, a giudizio dei contemporanei, il più accurato compendio della dottrina della sensibilità dell’epoca. La Theorie der schönen Künste und Wissenschaften (1783) e le lezioni che ne derivano — le quali eserciteranno, secondo Dilthey, una notevole influenza sul giovane Schleiermacher — fanno dell’estetica il campo che egli coltiva con maggiore assiduità, e il terreno su cui, ancora una volta, si misurerà con Kant.

È però nella scienza del linguaggio che Eberhard lascia l’impronta più duratura. Convinto che la maturità intellettuale di una nazione si misuri sulla capacità di fissare in «forma determinata» i «contorni oscillanti» dei concetti, egli fonda la sinonimica tedesca con il Versuch einer allgemeinen deutschen Synonymik (1795-1802) e con il più agile Synonymisches Handwörterbuch der deutschen Sprache, ripetutamente riedito nel corso dell’Ottocento: contro l’equivoco del gleichbedeutend, del semanticamente identico, adotta la categoria del sinnverwandt, dell’affine nel senso, l’unica capace di cogliere quelle sfumature che solo un’analisi rigorosa sa discriminare.

Già la Preisschrift intitolata Sull’universalità della lingua francese (1784), scritta in risposta al quesito accademico suscitato dal De la littérature allemande di Federico II, muove sullo stesso terreno: riprende Girard e Beauzée ma li oltrepassa, mostrando come una lingua diventi veicolo di razionalità e di socievolezza raffinata soltanto quando una nazione ha raggiunto la propria maturità culturale. La lingua, per Eberhard, è a un tempo specchio e strumento dell’illuminismo: è attraverso la lingua nazionale che si apre «la via maestra per la reciproca comunicazione del sapere tra il dotto e l’incolto». Non a caso la distinzione tra vero e falso illuminismo, che egli traccia nello scritto del 1788, prende le mosse proprio da un’osservazione linguistica; e in tutti questi campi è il concetto di «illuminismo» a tenere insieme il suo pensiero.

La faccia più trascurata di Eberhard è però un’altra: quella del filosofo del diritto e del politologo, alla quale ho dedicato il mio scritto Eberhards Verteidigung der Gleichheit der Menschen gegen Mösers Konservatismus (in Berliner Aufklärung. Kulturwissenschaftliche Studien, Bd. 7, a cura di U. Goldenbaum e A. Košenina, Hannover 2020, pp. 185-202). Già nello scritto Sulla libertà del cittadino e i princìpi delle forme di governo (1784), contro Montesquieu, egli distingue la «libertà civile», lo spazio d’azione garantito dalle leggi, dalla «libertà politica», la partecipazione alla sovranità, e nega che il dispotismo sia una forma di governo: è piuttosto una degenerazione che può colpire ogni regime quando l’ignoranza prevale sulla ragione. Ne esce l’immagine di un Reformkonservativer, moderato sostenitore di idee liberali entro la monarchia assoluta illuminata, critico della Rivoluzione francese e dell’illusione che questa fosse «opera dell’illuminismo».

Eppure, quando nel 1791 interviene nel dibattito sui «diritti dell’umanità», Eberhard difende con estrema lucidità l’eguaglianza naturale degli uomini. Contro il conservatorismo di Justus Möser, che fondava la disuguaglianza dei cittadini sulla «Landactie», ossia sulla proprietà fondiaria, egli ribatte che la mia libertà di pensiero, la libertà di coscienza, il diritto al mio buon nome non crescono con l’ampiezza dei miei beni né diminuiscono con la loro esiguità: il potente signore di dieci poderi non è più libero del misero proprietario di una capanna contadina. E introduce, per la prima volta nel dibattito tedesco, la categoria della «politische Actie»: il valore politico del cittadino non riposa sul possesso della terra, ma sul talento, sui meriti, sul contributo che ciascuno reca al bene dello Stato. Chi dovesse oggi ricoprire la più alta carica militare non sceglierebbe il più ricco latifondista digiuno d’arte bellica, ma l’ufficiale formatosi da quello di cadetto lungo tutti i gradi del servizio. La disuguaglianza di censo cessa così di essere il perno dell’ordine politico e si riduce, al più, a un criterio fra altri: una tesi che rimette in questione il primato del ceto fondiario non solo nell’Ancien Régime, ma nella stessa monarchia prussiana del tempo.

È questa la posta in gioco che restituisce a Eberhard la sua statura. Amico di Lessing, Mendelssohn e Nicolai, maestro di Schleiermacher, egli fu insieme, per usare la sua stessa distinzione, filosofo e «mente filosofica»: capace di sistema e di intervento pubblico. Rileggerlo al di là dello stereotipo antikantiano, riconoscendo in lui una voce autonoma e non un comprimario, significa recuperare alla stagione illuministica un interprete lucido e contribuire a restituire alla Aufklärung stessa la sua ricchezza plurale.

H. Spano


Scritti principali

  • Neue Apologie des Sokrates oder Untersuchung der Lehre von der Seeligkeit der Heiden (Berlin, vol. I: 1772, 1776², 1788³; vol. II: 1778).
  • Allgemeine Theorie des Denkens und Empfindens. Eine Abhandlung, welche den von der Königl. Akademie der Wissenschaften in Berlin auf das Jahr 1776 ausgesetzten Preis erhalten hat (Berlin, 1776, 1786²).
  • Von dem Begriffe der Philosophie und ihren Theilen (Berlin, 1778).
  • Vorbereitung zur natürlichen Theologie, zum Gebrauch akademischer Vorlesungen (Halle, 1781).
  • Sittenlehre der Vernunft (Berlin, 1781, 1786²).
  • Amyntor. Eine Geschichte in Briefen (Berlin, 1782).
  • Theorie der schönen Künste und Wissenschaften (Halle, 1783, 1786², 1790³).
  • Vermischte Schriften (Halle, 1784).
  • Allgemeine Geschichte der Philosophie (Halle, 1787, 1788², 1796³).
  • Neue Vermischte Schriften (Halle, 1788).
  • Philosophisches Magazin (Halle, 4 voll. 1788-1792) e Philosophisches Archiv (Berlin, 2 voll. 1792-1795).
  • Ueber die Staatsverfassungen und ihre Verbesserung (Berlin, 1793-94).
  • Kurzer Abriß der Metaphysik mit Rücksicht auf den gegenwärtigen Zustand der Philosophie (Halle, 1794).
  • Auszug aus der allgemeinen Geschichte der Philosophie (Halle, 1794).
  • Ist die augsburgische Confession eine Glaubensvorschrift der lutherischen Kirche? in Briefen eines alten lutherischen Predigers an seinen jungen Amtsbrudern (Halle, 1795).
  • Versuch einer allgemeinen deutschen Synonymik (Halle-Leipzig, 1795–1802).
  • Versuch einer genauern Bestimmung des Streitpunktes zwischen Herrn Prof. Fichte und seinen Gegnern (Halle, 1799).
  • Ueber den Gott des Herrn Professor Fichte und den Goetzen seiner Gegner: Eine ruhige Prüfung seiner Appellation an das Publikum in einigen Briefen (Halle, 1799).
  • Synonymisches Handwörterbuch der deutschen Sprache für alle, die sich in dieser Sprache richtig ausdrucken wollen (Halle, 1802).
  • Handbuch der Aesthetik für gebildete Leser aus allen Ständen (Halle, 1803–1805, 4 voll.; 1807–1815²).
  • Der Geist des Urchristenthums. Ein Handbuch der Geschichte der philosophischen Cultur für gebildete Leser aus allen Ständen in Abendgesprächen (Halle, 1807–1808, 3 voll.).

Edizioni italiane

  • Notizia sullo scopo e sull’impostazione di questa rivista filosofica, con alcune considerazioni sullo stato presente della filosofia in Germania (Nachricht von dem Zweck und der Einrichtung dieses philosophischen Magazins, nebst einigen Betrachtungen über den gegenwärtigen Zustand der Philosophie in Deutschland, 1789) in I. Kant, Contro Eberhard. La polemica sulla Critica della ragion pura, a cura di C. La Rocca, Giardini, Pisa 1994.
  • Propedeutica alla teologia naturale, per l’uso nelle lezioni accademiche (Vorbereitung zur natürlichen Theologie, zum Gebrauch akademischer Vorlesungen, Halle, 1781), a cura di Hagar Spano, Mimesis, Milano 2018.
  • Nel volume J.A. Eberhard, Vero e falso illuminismo. Scritti dalla Aufklärungsdebatte alla Rivoluzione (1783-1788), a cura di Hagar Spano, Rubbettino, Soveria Mannelli 2026 sono raccolti i seguenti scritti di Eberhard: Sull’origine della favola della dama bianca (Über den Ursprung der Fabel von der weißen Frau, 1783); Sui segni dell’illuminismo di una nazione (Über die Zeichen der Aufklärung einer Nation, 1783); Sull’universalità della lingua francese (Über die Allgemeinheit der französischen Sprache, 1784); Storia delle controversie tra Papa Paolo V e la Repubblica di Venezia (Geschichte der Streitigkeiten Pabst Paul des fünften und der Republik Venedig, 1784); Sulla libertà del cittadino e i princìpi delle forme di governo (Über die Freiheit des Bürgers und die Principien der Regierungsformen, 1784); Sulla formazione dell’intelletto infantile (Über Arbeit und Spiel in Rücksicht auf die Bildung des kindischen Verstandes, 1786); Sul vero e il falso illuminismo e sui diritti di Chiesa e Stato rispetto a esso (Über die wahre und falsche Aufklärung, wie auch über die Rechte der Kirche und des Staats in Ansehung derselben, 1788); Ai Signori Editori della Berlinische Monatsschrift (An die Herrn Herausgeber der Berlinischen Monathschrift, 1788).

Bibliografia essenziale


Risorse online

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